In collaborazione con:
Scuola d'Armi
Scuola d'Armi
Massimo Fenu

La sindrome del Collezionista - JKD e collezionisti di tecniche
Vi è mai capitato di incontrare un praticante che sfoggiasse con orgoglio la propria conoscenza ‘di tutti i kata’ di un particolare stile?
O qualcuno che, pollici infilati in cintura, vantasse la sua partecipazione a tutti gli stage di un particolare maestro?
Beh, magari non proprio tutti, ma dei due mancanti si è comunque procurato il video.
Personaggi interessanti vero? Anche se forse un po’ ingenui. Qualcuno non li considera nemmeno praticanti chiamandoli ‘collezionisti’. Mi sembra onestamente esagerato, anche se la via delle arti marziali non si riduce certo ad una somma di kata’ e nemmeno ad una somma di allenamenti.
Quest’articolo è dedicato a loro.
Perché nel loro piccolo queste persone ci insegnano qualcosa e perché, se imparano a gestire le loro ‘manie’ sono gli allievi migliori del mondo. Anche nel Jeet Kune Do

L’irresistibile ebbrezza del collezionare

’’e sì! Vedo che voi fate molta difesa personale. Ma anche io ne ho fatta tanta. A casa c’ho anche una targa di difesa personale.’
Visitatore ad una lezione di Jeet Kune Do


Ammettiamolo non c’è niente di meglio in libreria di una collezione completa. Siano libri, fumetti, riviste, videocassette o DVD, siano monete, francobolli, miniature, niente supera la soddisfazione di possedere in modo completo una cosa. E’ la sindrome del collezionista.
Quella pulsione che ci spinge a mettere da parte le monetine da un centesimo di euro alla ricerca di quello greco, difficilissimo da trovare, a sfoggiare con soddisfazione tutti i numeri di Tex perfettamente ordinati ed imbustati, in riga sullo scaffale come tanti soldatini in parata.
Non li hai letti tutti e ultimamente nemmeno ti piacciono?
Non importa.
Li hai tutti! più gli extra e gli speciali, beninteso.
Non che sia completamente sbagliato. Il collezionista, infatti, ha tante buone qualità.
E’ accurato, da importanza a ciò che gli viene affidato e porta a termine i suoi compiti. (molto bene)
Certo, può capitare che pur di concludere un progetto lo faccia di mala grazia (meno bene). I
noltre, a obiettivo raggiunto, spesso non ha lo stimolo ad andare oltre. (nient’affatto bene)
Queste buone qualità, come si applicano a tanti campi, così si applicano anche alle arti marziali, anche se forse raggiungendo livelli’ e dislivelli particolarmente interessanti.

Quelli che’ collezionano cinture

’La nostra arte marziale è superiore alla vostra. Noi studiamo dieci armi, voi solo tre.’
discussione tra due giovani marzialisti


Benedetti i katà! Benedette le sequenze tecniche e le cinture e, se fate Jeet Kune Do, benedetti i livelli! (perché, sapete, nel Jeet Kune Do non ci sono le cinture). Non ci fossero bisognerebbe inventarli e di fatto qualcuno a suo tempo l’ha fatto così come qualcuno ancor oggi continua a farlo.
Il metro della pratica e del livello di abilità acquisito è grazie a questi parametri facilmente misurabile.
La via al conseguimento della mitica cintura nera lineare e semplice da seguire’ basta aver pazienza e collezionare cintura dopo cintura, tecnica dopo tecnica, kata dopo kata. Intendiamoci, il metodo ha i suoi vantaggi. Sicuramente è uno stimolo ad essere costante a tutti gli allenamenti, gratifica perché si ha un riconoscimento tangibile per l’impegno profuso, è, in fin dei conti una molla all’apprendimento.
Una molla da non sottovalutare visto che una vena di ‘collezionismo’ è presente in tutti noi.

Il Jeet Kune Do fa impazzire i collezionisti.

Il saggio indica la luna. Lo stolto guarda il dito.
Gibran


E’ questione di tempo.
Prima o poi arriva l’allievo che ti farà ‘la domanda’.
Ti farà ‘la domanda’ e tu sai già che gli dovrai dare una risposta che non gli piacerà.
Non solo.
Non piacerà nemmeno agli altri allievi che al momento staranno ascoltando.
Domanda: ‘Quanto ci vorrà per imparare tutto il Jeet Kune Do?’
Risposta: ‘Una vita non basta.’
Poi per addolcirgli la pillola potrete pure dire che il Jeet Kune Do è un sistema in continua evoluzione e quindi non si può parlare in modo esatto di inizio e di fine.
Potete anche accennare al fatto che la padronanza del sistema è un qualcosa di molto personale non misurabile oggettivamente.
Tutte le risposte sono ottime, oltre che vere, ma il messaggio che passerà sarà questo: ‘Spiacente nessuna collezione è possibile.’
Qualcuno si accontenta e si adatta.
Qualche altro smette e va a fare Kick boxing.
Di questi ultimi qualche altro ancora smette definitivamente, torna e ci vende i guanti.
Nuovi nuovi.

Collezionare o essere?

’Non abbiamo paura di macellare vacche sacre. Nemmeno le nostre.’ - Logica del combattimento individuale - Kenspercht

E allora? Collezionare o essere?
Un percorso logico potrebbe essere prima collezionare, poi essere.
Nel Jeet Kune Do questo non è possibile.
Si è per forza di cose costretti a farsi una ragione di un percorso ‘infinito’. Gli allievi si consolino. Se è duro per loro, per gli istruttori è peggio.
La sensazione di non essere mai arrivati, di non sapere mai a che livello di padronanza si è giunti è una costante di chi sceglie di studiare, anno dopo anno, un programma sempre rinnovato, integrato, migliorato. Sempre diverso insomma.
Eppure, paradossalmente, proprio questa diventa la molla a continuare: la sensazione di sfida continua a se stessi.
Così ragazzi, non scoraggiatevi. Se queste sensazioni sono anche le vostre sappiate che si può cambiare...
...e si può collezionare qualcos’altro.

Articolo di:
Massimo Fenu